mercoledì 12 febbraio 2014

Sotto il cielo di Marrakech


Come lo immaginavo. O quasi. Il Marocco offre l’abbaglio dei cieli africani e l’ombra dei suq. Le grida dei mercanti e il richiamo degli incantatori di serpenti si mescolano con lo scoppiettio dei motocicli, con il rumore delle auto. Marrakech è caos e quiete. E’ il grande mercato del cuore storico della città – un labirinto che scoppia di colori e voci e odori – ma anche la distesa arida tagliata dalle larghe strade che lo circondano, dagli alberghi lussuosi,  dall’Occidente che  si insinua ovunque senza spezzare l’incantesimo di un esotismo chiassoso, solo apparentemente disorganizzato. 



 I vecchi commercianti con i loro carretti, le  venditrici di pane sulle seggiole agli angoli dei vicoli, gli artigiani che cuciono a mano pantofole, infradito e borse, vi offriranno la loro merce con insistenza, le giovani donne tatuatrici vi proporranno ricami di hennè sulle  mani e sulle braccia. E alla sera, quando rientrerete nel vostro Riad, sarà come varcare la soglia del silenzio. E allora vi verrà in mente, come è successo a me, Paul Bowles e il suo “Il The nel deserto”, la ricerca della vita  e dell’amore nella consapevolezza della mortalità.
Cosa mettere in valigia? 
I libri di Paul Bowles
E poi sandali bassi e borse capienti da riempire di bracciali, sciarpe, caftani
Dove dormire:  Riad Dar Dialkhoum. E' nella Medina, gestito da una giovane coppia francese. Bello, pulito, silenzioso. Ottima cucina. 317 Derb Nakhla - Bab Douukala.

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